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tela 1

giugno 17, 2018

l’edera cullata dal buco nell’indice

ha tollerato strette di lacci fermi

ha calcato la parola nella caduta delle frane
non una goccia ancora nemmeno stasera
un canto che dica che non è mai partito il caso
che non è mai stata una colpa
la solitudine delle vicinanze tenere come farfalle
nate morte vissute vive estati spaiate
quindi chiamo il tuo canto
le tue ossa infestanti vuote di pelle
il rumore dei tuoi nervi limpidi
un ricordo o spazio, così pulito
il corpo è un ingorgo di segni
il coito dell’innocenza brutale.
sopravvivono i segni alle ossa lise
per mangiare il nostro sonno fedele, calmo.

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