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parallelo casa

non venirmelo a dire com’è vivere con il doppio. questo cane non sente il padre e azzanna, mai sazio. non venirmi a raccontare della prudenza, delle ore calme, del riposo e del torpore. gli strati sono occorsi come la linea del destino di un neonato: non so più che farmene.   

lui è troppo quando accade: lo spazio non basta, il se’ non è più una ragione ecco che lasciare cadere la pelle in un luogo del tutto inutile è un buon riparo. il padrone della salute è il caso, una chimica che accada in un attimo sicuro, l’espressione di un corpo teso e fluido, uno spillo di energia di più per andare un poco a lato. 

sputare la testa altrove, senza pudore eppure con certa prudenza, con certa accortezza per i fiori secchi sulla mensola, il parallelo casa, abitudine, occasione.

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febbraio

quando il sè tacerà le immagini,

dunque l’immagine del sè sarà l’opera bianca

non tela ma coperta

riposta sulle scapole

un mattino: luce gialla e febbraio di terra aperta

le zolle sospese

 

la chimica

scendere o salire la ruota è un canto.

una emissione di suoni come spilli dalle arterie

questa chimica sterrata che acchiappa il vero e lo divora

si chiede senza modi uno specchio

stillicidio di pellicine dalla scatola cranica

un segno impaziente per tracciare una sedazione

non bella, non precisa, non corretta, ma buona.

come a dirsi non sei sola

 

 

d’inverno

le spalline di Grace Jones

i cani stilizzati sui muri

l’assenza di Ghirri

l’inverno è il moto da questo corpo di quella vergogna dei peccati da piangere piano

nessun tocco i corpi apparecchiati ecco la pelle cancellata e bianca.

rigarsi dritto per gli spazi più alti nella colata del gelo staccarsi senza pensiero di passo avido non doversi prendere cura delle ossessioni per un poco, restare elemento nel blu elettrico di panno dentro il fumo,

avere tepore.

 

 

il caso personale

Campo di lattea crosta foglie che pulsano

a tratti solidi  nella bocca il respiro

essere stati cosa o poco oppure vuoto

le fasi nominali non ci somigliano mai

noi non siamo  insieme mai

l’abitudine è somiglianza

oppure quelle strade a senso unico.

 

Estirpare dalle pareti del modo lo specchio

la realtà non è un caso personale.

 

 

 

 

 

 

l’amore.

vuoto placenta partita con l’asso

il tavolo in verticale un abbraccio

alla fame di stelle fluo o metallo

soffiare sui tacchi e sul nylon

grattare la crosta della seta

cosa rimane di quella carne?

scolpita la testa, corti i capelli,

il corpo e la fame sono l’amore.

 

cerchio

cellule seriali tenute insieme da una garza

fili e cerchi, paralleli e meridiani di china come polvere

il raduno della forma, corallo ad un collo

non un salmo, una deviazione

uno sbuffo, il corso delle nuvole

la corsa della paglia paralleli e meridiani, a voce alta

le stagioni e quella garza, quella pancia, china sulle foglie.